Una storia lunga quasi 600 anni e decine di misteri sepolti tra le mura. Il castello di Bracciano, chiamato comunemente Orsini – Odescalchi, è una delle fortificazioni medievali più antiche d’Italia. I lavori per la sua realizzazione, infatti, sono stati avviati nel 1470 sotto ordine di Napoleone Orsini e vennero terminati nel 1485, quando a tenere alto il blasone di famiglia vi era ormai Gentil Virginio Orsini (figlio di Napoleone). Nel 1496 papa Alessandro VI, della famiglia dei Borgia, per risentimenti vari nei confronti degli Orsini confisca l’intero edificio alla famiglia, restituito solo alla fine delle controversie. Nel 1696 sono gli Odescalchi (papa Innocenzo XI è proprio un Odescalchi) a comprare il castello, dove i discendenti vi abitano fino alla prima metà del ‘900. Livio IV Odescalchi, nel 1952, aprirà al pubblico lo stabile rendendolo a tutti gli effetti un museo.

I fratelli Zuccaro (tra gli artisti più influenti del XV secolo) hanno lavorato commissionati dal castello: è loro, appunto, la firma dell’affresco realizzato in onore del matrimonio tra Isabella de’ Medici e Paolo Giordano Orsini, ed è proprio su questa unione che nasce la prima leggenda della rocca di Bracciano: Paolo Giordano e Isabella hanno vissuto il loro sposalizio per una gran parte del tempo a distanza, costretti da impegni inderogabili, e le dicerie di palazzo, come quelle dei nemici dei Medici, arrivarono al punto di ipotizzare una porta, nella camera di Isabella a palazzo Orsini, da cui gli innumerevoli amanti della donna potevano uscire senza essere visti. Fuori da questa vi sarebbe stata una botola che al passaggio si spalancava, azionando delle lamiere che riducevano in mille pezzi i corpi degli “intrusi”, non rivelando nulla dei tradimenti e che il marito, esasperato dalla situazione, l’avesse infine uccisa strangolandola con un filo rosso.

La parte della storia che sorprende di più è che questa tesi è stata accreditata come possibile fino al 2011, quando la dottoressa Elisabetta Mori, nel suo libro “L’onore perduto di Isabella de’ Medici”, presentò una ricerca accurata della scoperta di più di 600 lettere d’amore che Paolo Giordano Orsini e la moglie si erano scambiati per tutta la durata del loro rapporto, escludendo quindi ogni possibile legame esterno della donna o qualsiasi atto criminale dell’uomo nei confronti di questa.

Un altro particolare interessante è il vero e proprio buco artistico che si rileva all’interno di una camera del castello: in questa, infatti, gli affreschi sono stati letteralmente strappati e venduti, in un periodo di decadenza economica, dalla famiglia Orsini senza essere mai più ritrovati dagli Odescalchi (Livio IV ha ricomprato centinaia di cimeli degli Orsini, messi all’asta appunto durante un periodo di magra, proprio per creare le fondamenta per delle esposizioni ai visitatori). Si parla realmente di circa 150 ritratti, tra quelli acquistati da esterni e quelli andati persi nel tempo, che ritraevano la discendenza totale della casata dei proprietari originali del castello.

Il vero punto cruciale del mistero dell’Orsini – Odescalchi, però, è un altro. Chi l’ha realizzato? L’ipotesi che dai più viene proposta è la mano di Francesco di Giorgio Martini, architetto di fama mastodontica all’epoca, che però non è plausibile secondo molti storici: l’artista, nel periodo in cui il castello viene scavato all’interno della rocca dei Prefetti Vico, ha già due commissioni attive, una a Urbino e una a Siena, oltre a dei lavori collaterali nella Marche; di conseguenza, un quarto progetto è quasi assolutamente da escludere.

Ad oggi, inoltre, il castello ha subito diverse variazioni morfologiche (oltre alla distruzione, a seguito di un terremoto, delle prigioni), come la presenza di vani dedicati a scale oggi non più esistenti o collocazioni di stanze che non combaciano con le descrizioni dei documenti presenti, confondendo non poco gli esperti del settore che cercano di creare una cronistoria delle trasformazioni del circondario. La famiglia Odescalchi continua a far vivere l’antica storia del forte con passione e dedizione, promuovendo attività, visite guidate dettagliate e, soprattutto, unendo in moto ottimale modernità e antichità.

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