Stretto tra i colossi della Cina e dell’India, il Bhutan, un piccolo Stato dell’Est asiatico, primeggia nella lista Best in Travel 2020 di Lonely Planet. Poco colpito dai riflettori internazionali e apparentemente estraneo alle dinamiche geopolitiche del nostro millennio, non fa parlare molto di sé. L’attenzione della platea mondiale è stata nuovamente attirata, però, da una nazione a maggioranza buddista che, nonostante le modeste dimensioni, sembra avere così tanto da insegnare a quelle più grandi e potenti.

Il Paese più felice del mondo

Nonostante possa sembrare ricco di contraddizioni, il Bhutan è in realtà il Paese in cui circa 700 mila abitanti vivono in armonia. Un PIL piuttosto modesto e una spesa pro capite mensile di circa 200 dollari, hanno fatto in modo che per descrivere il benessere e il livello di “ricchezza” interno fosse elaborato un nuovo indicatore: la Felicità interna lorda. Da quasi quarant’anni, le iniziative governative, infatti, si basano sulle evidenze riportate da un questionario, periodicamente sottoposto agli abitanti sparsi per i 46.500 chilometri quadrati del Paese. Un nome rivoluzionario, quello del FIL, che descrive ed esemplifica perfettamente lo stile di vita che i bhutanesi adottano da generazioni. Approvato persino dal Dalai Lama, proprio perché aderente ai principi buddisti, esso, infatti, è in perfetta controtendenza rispetto all’idea alla base del sistema capitalista e consumista della nostra epoca. I bhutanesi accettano la morte con serenità, confortati dal mito della reincarnazione, vietano severamente baci e allusioni sessuali in pubblico, anche se il simbolo spirituale per eccellenza è costituito da un fallo. Insignito del compito di allontanare gli spiriti maligni, esso è rappresentato sui muri degli edifici e piccole statuette che lo ritraggono sono diffuse in tutto il Paese.

Fonte: pagina Instagram Bhutan Airlines

Eco-sostenibilità

Costituendo un’eccezione rispetto alle altre nazioni asiatiche, in Bhutan l’acqua potabile raggiunge quasi ogni parte del territorio. In un paese in cui è vietato fumare, tanto al chiuso, quanto all’aperto, dove le poche sigarette che possono varcare i confini nazionali sono severamente tassate, dove viene fatto divieto di usare pesticidi e fertilizzanti artificiali in coltivazioni e risaie, gli abitanti vivono in quella che sembra una bolla felice, isolata rispetto al resto del Mondo. Tasso di disoccupazione prossimo allo zero e gratuità della sanità pubblica, contribuiscono a rendere il Bhutan una virtuosa eccezione a livello internazionale. Vivendo in perfetta ed incontrastata armonia con gli animali, i cani sono tra tutti quelli più rispettati e, di conseguenza, liberi di vivere indisturbati in tutti il territorio: non appartengo a nessuno e tutti sono liberi di nutrirli e prendersene cura senza, però, appropriarsene. La loro economia, inoltre, si basa sul rispetto dell’equilibrio naturale dell’ecosistema e dell’ambiente naturale circostante.

Fonte: commons.wikimedia.org

Thimphu: la capitale

Intarsi, colori e affreschi che celebrano la secolare tradizione religiosa del Paese, sono gli elementi che contraddistinguono gli edifici tanto della capitale, quanto di quelli delle città minori. Rosso, giallo, arancione e bianco sono i colori principali con i quali vengono decorati i templi, principalmente buddisti, molti dei quali sparsi nel territorio esterno ai centri abitati. Attraversando quest’ultimo, caratterizzato da attività prettamente agricole e legate all’allevamento, emerge il carattere modesto delle attività svolte dai bhutanesi. È nella capitale, però, che si riescono a cogliere a pieno la cultura e gli ideali del popolo più felice del mondo.

La catena himalayana

Il Bhutan compensa l’assenza di accesso al mare, con la vicinanza alla catena himalayana. Spettacolari punti di osservazione, turistici ma anche e soprattutto isolati e poco frequentati, proiettano lo sguardo incantato di chiunque si ritrovi a visitare tali zone sugli straordinari massicci montuosi. Le cime perennemente innevate delle vette che superano abbondantemente i 7 000 metri di altezza si stagliano all’orizzonte, trasmettendo una duplice e contrastante sensazione di pace e di impotenza al tempo stesso. Ci troviamo nel versante meridionale della catena dell’Himalaya, posizione che rende il territorio del Bhutan interamente montuoso.

Catena himalayana
Fonte: commons.wikimedia.org

Costi e turismo

Il tasso di povertà non sembra preoccupare gli abitanti del Bhutan, molto più condizionati dalla paura che l’eccessiva ricchezza, derivante dai processi di produzione ipertrofica ai quali è sottoposto il mondo moderno, possa stravolgere l’equilibrio interno del Paese. Sembra essere questo uno dei principali motivi che hanno portato ad imporre un limite ai flussi turistici in entrata: le strutture ricettive esistono ma non costituiscono il centro dell’economia bhutanese. Visitarlo costituisce un’attività tutt’altro che economica, specialmente se si confrontano i costi con quelli delle nazioni limitrofe, quali il Nepal e il sud-est asiatico. Per entrare nel paese, inoltre, è necessario possedere un visto, da richiedere all’arrivo in aeroporto, e l’autorizzazione del Ministero degli Esteri del Bhutan.

Come spesso accade, le più significative lezioni di vita, provengono dai protagonisti più insospettabili. In un’epoca storica in cui la cura dell’ambiente e il raggiungimento di un equilibrio sociale sembrano obiettivi irraggiungibili, il Bhutan ci insegna che, spesso, sono le cose più semplici a rendere felice l’essere umano.

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