Esistono luoghi al mondo in cui, senza un apparente preciso motivo, ci sentiamo perfettamente in armonia con noi stessi. Spesso questi luoghi sono portati alla nostra conoscenza in maniera completamente casuale. Quando accade, non possiamo fare altro che restare in silenzio, magari davanti ad un tramonto infinito che riesce non si sa come a consolarci, dopo tre lunghissime ore in un bus senza aria condizionata, forse risalente all’anteguerra, per raggiungere chi ti ha invitato in quella terra sconosciuta.

Può fare questo effetto la Dalmazia.

Fiordo in Dalmazia

Facile da trovare ma spesso sottovalutata, questa piccola regione della Croazia si affaccia sul mar Adriatico nascondendo al suo interno fiordi, laghi, cascate, montagne e grandi distese di boschi, interrotte solo ogni tanto dalle città e dai piccoli villaggi, che dopo poco più di due decenni dalla fine della guerra, tentano di riprendersi e portarsi all’altezza delle grandi vicine europee.

É questa l’impressione che si ha percorrendo le nuovissime autostrade deserte a sei corsie che collegano le zone più belle della costa (la ferrovia praticamente non esiste per via della guerra).

Grandi spazi, una luce immensa, in uno sconfinato verde, che accoglie ciò che rimane di città dalle architetture moderne vagamente sovietiche, di bellissimi centri storici in pietra bianca, di opere antichissime e case a malapena intonacate, oramai abbandonate.
Arrivando a Split – Spalato – si può scegliere di muoversi in auto o in bus, veramente poco costoso, ma se scegliete di percorrere la costa “leggermente” frastagliata anziché il tragitto veloce e diretto delle autostrade interne, non avrete diritto ad un bus ultima generazione, che diciamocelo, in piena calda estate può solo far piacere (piccolo errore di comprensione, i locali parlano SOLO croato). Il vantaggio è che il percorso lungo la costa croata nasconde punti di vista meravigliosi, tra i paesini rurali posti in cima a immense scogliere, che si affacciano sul mare ricolmo di lunghe isole.

Nuovissime infrastrutture croate

Andando verso nord la città di Zadar – Zara – ti accoglie come un’oasi serena in cui i pochi turisti si mescolano ai locali, per lo più anziani (la guerra ha creato un vuoto generazionale di cui si sente la mancanza). L’atmosfera è calma, distesa, le persone non hanno recinti o sbarre alle finestre, gli orti urbani familiari sono onnipresenti e le tipiche grigliate di carne o pesce profumano l’aria. Da assaggiare  assolutamente il Burek ripieno in compagnia di una pinta croata, magari seduti lungo una delle banchine in cemento armato costruite per profittare del mare oltre gli scogli, o sulla grande scalinata in centro, sopra allo stupefacente organo marino (suona veramente solo grazie alle onde del mare!).
Il cambio moneta in Kuna permette di sentirci ricchi per quei pochi giorni e girare la sera nei locali, che offrono discutibili playlist di musica serbo-elettronica, diventa curioso e divertente.

La Cattedrale di San Giacomo a Sibenik, oggi patrimonio dell’umanità UNESCO

Le giornate passano in fretta e le gite nel territorio compreso tra le due città offrono spunti e atmosfere a dir poco magiche. É il caso delle magnifiche cascate di Krka, nell’omonimo parco Nazionale, o della vista impagabile al di sopra del lago Visovac, che protegge un monastero-isola antichissimo, così come il centro storico di Šibenik e la sua cattedrale. Le strade secondarie sono vuote, attraversano lentamente la Dalmazia, accompagnandosi di quell’usuale aroma di campagna mediterranea, mentre qualche locale automunito torna alle proprie case in mezzo al nulla guardandoti con aria incuriosita.

Scorcio delle cascate di Krka


La cosa buffa è proprio questa: il paese esce da un’isolamento profondo che sta superando solo recentemente, grazie anche ad aiuti europei, e nonostante si trovi a due passi da casa nostra, sembra di trovarsi improvvisamente catapultati in un luogo lontano e dimenticato, in cui è ancora possibile fare un viaggio-scoperta e non semplice turismo. Le tracce di povertà e il dolore di una guerra che ha toccato profondamente questo popolo, si sentono ancora, si vedono ancora, nelle opere da restaurare, nei monumenti ai caduti, nei grandi vuoti che l’urbanizzazione massiccia non ha ancora raggiunto. Tutto questo genera una pace silenziosa, uno sguardo curioso verso gli stranieri e verso gli italiani, che “colonizzarono” in passato il paese, assieme alla volontà di aprirsi al resto del mondo, per mostrare quanto siano belli i tramonti visti dalla pacifica Dalmazia.

Le tipiche lunghe isole croate che proteggono Zara



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