Uno splendido paesaggio che sembra dipinto, nel cuore del fitto bosco del Latemar, circonda il meraviglioso lago di Carezza.
Detto anche “Lago dell’Arcobaleno” dagli abitanti dei dintorni, è uno specchio d’acqua di modeste dimensioni che ammalia chiunque abbia il piacere di visitarlo.
Le sue variopinte acque riproducono, come in una tavolozza, una vasta gamma di colori, che cambiano a seconda della luce del sole, della stagione e della profondità del lago.
Quest’ultimo, infatti è privo di immissari visibili, e viene alimentato da sorgenti sotterranee che ne modificano continuamente l’estensione.
Nel periodo di maggio e giugno, grazie allo scioglimento della neve, il lago raggiunge la profondità di 22m, mentre verso la fine dell’autunno rasenta i 7m.
Percorrendo il suggestivo sentiero circolare, si ha modo di fare una salutare e facile camminata, e se si ha buon occhio è possibile scorgere una ninfa che riaffiora dal fondale.
Si tratta della statua bronzea di Ondina, protettrice del luogo e protagonista del mito di Carezza.

Foto di Alessandra Anelli

L’antica leggenda racconta che Ondina, splendida creatura dalle sembianze umane, amasse la pace e la tranquillità del lago tanto da farne la sua dimora.
Lo stregone del Latemar, innamorato e affascinato dai lunghi capelli e dall’aspetto gentile della ninfa, escogitò un piano per avvicinarla: in una bella giornata di sole, portò sulle rive dello specchio d’acqua delle gemme preziose e creò un arcobaleno che partiva dal massiccio del Catinaccio fino al gruppo montuoso del Latemar.
Ondina, attratta dai colori brillanti dell’arcobaleno e dal luccichio delle pietre, uscì dalle calme acque in cui riposava e si avvicinò allo Stregone, lo riconobbe e si rituffò velocemente verso il misterioso luogo dal quale era venuta.
Nessuno la vide più.
Lo Stregone, furioso, gettò le gemme e fece a pezzi l’arcobaleno, lasciando che i frammenti colorati finissero nel lago.
Per questo motivo, da quel giorno, il Lago di Carezza si tinse di sfumature vivaci e iridescenti.

Fonte: Italianeyemagazine.it

Storie fantastiche a parte, la presenza di fauna e flora sul fondale, gli abeti rossi e la fitta boscaglia nei pressi delle sponde e la luce solare che colora il massiccio del Catinaccio di un rosa particolare, sono la spiegazione scientifica del fenomeno che da sempre attrae turisti e viaggiatori da tutto il mondo.

È importante sapere che non è possibile tuffarsi nello specchio d’acqua. Le temperature dell’acqua, anche in piena estate, sono molto rigide!
Per questa ragione, e per preservare la natura lacustre incontaminata, un cartello di divieto di balneazione capeggia l’inizio del sentiero.

Un centro visitatori offre la possibilità di trovare ristoro ed acquistare souvenir, è disponibile un ampio parcheggio (privato) a pochi metri e vi è la possibilità di arrivare con i mezzi pubblici da Bolzano e dalla Val di Fassa.

I colori del bosco tra Catinaccio e Latemar. Fonte: www.gist.it

In pieno inverno è possibile ammirare il lago ghiacciato e coperto da una bianca coltre di neve, in estate è una piacevole escursione da fare per chi cerca un po’ di fresco.

Il periodo migliore per visitare questo luogo incantato è nei mesi di maggio, giugno e settembre, quando il disgelo porta acqua alle sorgenti e il caldo estivo non influisce sull’estensione del lago.
Parliamo comunque di una splendida terrazza che affaccia sulle Dolomiti, visitarla durante altri periodi è sempre suggestivo.

Per chi non si stanca mai dei panorami montani e ama il contatto con la natura suggeriamo una capatina al vicino Latemarium, polo escursionistico del massiccio del Latemar.

Da non perdere!