Quella del piccolo centro di Ravello è una storia dalle origini antichissime, risalenti probabilmente alle prime campagne di colonizzazione greca di circa 2600 anni fa, anche se i primi abitanti certi furono i romani che nel I secolo a.C. costruirono alcune ampie ville patrizie lungo le zone costiere. Nel 1070 la colonia entrò nell’orbita della potente Repubblica di Amalfi, contro la quale i residenti si ribellarono nel XII secolo conquistando così per la città il nome di “Rebellum”. È in quest’ epoca, a partire dal XIII secolo che, grazie al successo di molti mercanti, verranno costruiti i magnifici edifici che la rendono ancora oggi unica nel mondo; tra di essi, oltre al meraviglioso Duomo, vi sono senza dubbio Villa Rufolo e Villa Cimbrone, con le loro meravigliose architetture, e i lussureggianti giardini dai panorami mozzafiato.

Villa Rufolo

Risalente al XIII secolo, la villa prende il nome della famiglia di mercanti che ne iniziò la realizzazione. L’ingresso arabo-normanno presenta archi incrociati con quattro statue simboleggianti la Carità e l’Ospitalità, e conduce all’edificio principale di tre piani, con una cappella dalla volta a botte e un ampio salone. A sinistra si trova la Torre Maggiore di quasi 30 metri – dal 2017 convertita in museo – e sulla destra il celebre chiostro moresco, intorno al quale si sviluppa un doppio ordine di colonne con decorazioni arabo-sicule. Accanto alla Torre è visibile una misteriosa costruzione monumentale risalente all’epoca medioevale della struttura, chiamata Sala dei Cavalieri. Tutta la struttura è circondata da aiuole ricche di fiori, fontane e rampicanti di ogni specie, che rendono onore all’appellativo di “giardino dell’anima”.

Nel 1353 soggiornò a Villa Rufolo Giovanni Boccaccio, tra i primi autori del Rinascimento italiano, che la rese insieme a Landolfo Rufolo, protagonista di una novella (la IV della II giornata) del celebre “Decameron”. Nei secoli successivi si sono alternati vari proprietari, e vi hanno soggiornato numerosi papi e sovrani, finché alla fine del XVIII secolo fu quasi del tutto abbandonata. Nel 1851 ne divenne proprietario il nobile scozzese Francis Neville Reid, botanico ed esperto d’arte, il quale trasformò i ruderi e ciò che restava del giardino in un luogo delle meraviglie, centro di fervore culturale.

Nel 1880 infatti il famoso compositore tedesco Richard Wagner fu ospite di villa Rufolo, dalla quale rimase tanto affascinato da affermare: “Ho trovato il giardino incantato di Klingsor!”. In effetti quel luogo ameno produsse nel famoso musicista, che allora aveva 67 anni e che sarebbe morto solo 3 anni dopo, l’ispirazione necessaria a concludere il secondo atto del Parsifal, opera su cui aveva lavorato per oltre 20 anni. E lo spirito di Wagner continua a vivere a in questi luoghi grazie al “Ravello Festival”, il più antico evento musicale d’Italia (dopo il “Maggio Musicale Fiorentino”) giunto quest’anno alla sua 67° edizione. Per l’occasione da aprile ad ottobre, Villa Rufolo si trasforma in un teatro a cielo aperto il cui palco è realizzato “nel vuoto”: una costruzione arditissima, che sporge fuori dal parapetto dei giardini, su uno strapiombo di ben 15 metri, e che sembra librarsi nell’aria come una nuvola.

Villa Cimbrone

Villa Cimbrone, le cui fondamenta sono di epoca romana, trae le origini del suo nome dal promontorio roccioso chiamato “Cimbronium”. Eretta intorno all’ XI secolo, appartenne inizialmente alla nobile famiglia degli Acconciajoco per poi legarsi dalla metà del 1300 e per i secoli successivi alla potente e nobile famiglia dei Fusco, imparentata con i Pitti di Firenze e i D’Angiò di Napoli. Dopo molti secoli di declino e oblio, finalmente agli inizi del XX secolo venne acquistata da un nobile inglese, Lord Grimthorpe, che inizió una serie di ristrutturazioni e rifacimenti, portando Villa Cimbrone a diventare tappa di numerose illustri personalità in visita in Italia, tra cui Winston Churchill, David Herbert Lawrence, Greta Garbo.

Nonostante il corpus principale sia stato trasformato in un lussuoso hotel a cinque stelle, i giardini e alcuni spazi sono ancora visitabili e aperti al pubblico, come il chiostro e la cripta, entrambe creazioni di Lord Grimthorpe. La maggior parte dell’area visitabile consiste in un grande parco verdeggiante dall’atmosfera classica, passeggiando nel quale si incontrano statue come quella di Cerere o di David (copia dell’originale fiorentino di Donatello), il Tempietto di Bacco, la Grotta di Eva, la Terrazza delle Rose, la Stanza del Tè (un gazebo moresco sostenuto da colonne di epoca romana, con alcune meravigliose sculture). Ma ciò che rende questo luogo unico al mondo è il suo incantevole belvedere, chiamato non a caso la “Terrazza dell’Infinito” in cui il celeste del cielo e l’azzurro del mare si fondono in un intenso orizzonte su cui nelle giornate terse si stagliano una serie di candidi busti marmorei settecenteschi che ne delineano il perimetro.

Lo scrittore statunitense Gore Vidal disse: “Mi fu chiesto da una rivista americana quale era il luogo più bello che io avessi mai visto in tutti i miei viaggi, e io ho risposto: il panorama del belvedere di villa Cimbrone in un luminoso giorno d’inverno, quando il cielo e il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro.

 

(In copertina: Giardini di Villa Rufolo, ph Chiara Teodonno)

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