di Valentina D’Antino

La tradizione fa parte dell’identità di ogni paese, è radicata nella sua storia, che sia lunga e travagliata o relativamente breve. Come il contatto con l’ellenismo influenzò profondamente e irreversibilmente l’antica civiltà romana, così oggi l’interconnessione tra le diverse nazioni influisce in modo considerevole su usi e costumi di ciascuna di esse.

È evidente come ciò sia accaduto in Oman, che, sotto la guida del sultano illuminato Qaboos Bin Said, al potere dal 1970, ha sicuramente offerto un terreno fertile per il confronto tra ideologie, atteggiamenti e problematiche che fanno riferimento a mondi geograficamente e culturalmente molto lontani tra loro. Questo relativamente piccolo paese dell’Asia, che conta appena quattro milioni di abitanti, pur avendo conquistato la propria indipendenza dal Regno Unito solo nel 1951, ha già visto molti dei suoi caratteri tradizionali mutare a contatto con realtà diverse, in conseguenza dello sviluppo del commercio di risorse petrolifere e del nascente turismo.

A Quaboos, scomparso lo scorso gennaio, va senza dubbio riconosciuto il merito di aver dimostrato non solo grande attenzione verso i suoi fedeli sudditi, nei confronti dei quali è sempre stato veramente generoso, ma anche apertura e interesse verso l’Occidente e la sua cultura. Non per nulla Federica Favi, ambasciatrice italiana in Oman, si è espressa in favore del sovrano dicendo che «ha catapultato il Paese dal medioevo alla modernità»

Ad essere influenzate dalla politica del sultano sono state soprattutto la vita coniugale e la condizione della donna. Ne è indice il fatto che già tra il 2013 e il 2017, secondo l’NCSI, il numero di matrimoni sia diminuito del 22%, mentre i casi di divorzio siano aumentati del 9%, data anche la maggiore indipendenza economica conquistata negli ultimi anni dal genere femminile, cui è stata finalmente concessa la possibilità non solo di lavorare, ma anche studiare, guidare e addirittura volare.

Inoltre, sta cadendo in disuso la poligamia, così come l’abitudine di sposarsi in età giovanissima, mentre sempre più frequenti sembrano essere le unioni tra cittadini omaniti e stranieri.

Una donna beduina dell’Oman

In quest’ultimo quadro, però, la donna si trova ancora in una condizione di inferiorità rispetto all’uomo, dal momento che solo a lei è preclusa la possibilità di trasmettere alla sua prole la cittadinanza, considerata estremamente preziosa perché fonte di molti benefici in territorio statale.

Questa, purtroppo, non è l’unica significativa differenza di trattamento osservabile; ad esempio, in accordo con la legge islamica in materia di successione, ancora oggi le femmine della famiglia ereditano la metà riaspetto ai parenti maschi.
Anche quando la parità esiste in teoria, la pratica talvolta se ne discosta nettamente. Infatti, sebbene in caso di adulterio sia prevista una condanna da 3 a 6 mesi di detenzione per entrambi i sessi, una donna che intrattiene una relazione extraconiugale e viene scoperta si ritrova marchiata a vita, e viene allontanata e denigrata dalla propria comunità.

Facendo un bilancio, almeno in ambito familiare, sono tante le conquiste già fatte in questi pochi anni di indipendenza, ma altrettante quelle ancora da intraprendere.

Anche in questo contesto non mancano però i conservatori, che preferiscono tenere in qualche modo vive le tradizioni. Per esempio, alcuni cittadini omaniti si affidano ancora alla propria famiglia per la scelta del futuro coniuge; questa pratica, in origine, era finalizzata ad evitare che a sposarsi fossero persone appartenenti a diverse tribù, che avrebbero incontrato barriere linguistiche.

Qualche donna, dal canto suo, sceglie di continuare ad indossare l’abito omanita ufficiale, l’omaniya, composto da dishdasha (casacca), sarwal (pantaloni), waqaya (abito lungo) e lahaf (velo), nonostante la maggioranza lo abbia abbandonato, preferendo l’hijab, il tipico copricapo musulmano, e l’abaya, abito nero di tradizione saudita.

Una donna con indosso il copricapo hijab

Insomma, l’Oman sembra essere l’esempio perfetto di convivenza fra tradizione e contaminazione, rispetto della consuetudine e voglia di emancipazione. In ogni caso, ad oggi è una realtà estremamente variegata e affascinante, su cui è bene tenere gli occhi aperti.

 

«L’Oman è un uccello con due ali, una è l’uomo e l’altra la donna»

Sultano Qaboos Bin Said

 

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