Matera, nell’ultimo secolo, è stata protagonista di una vera rivoluzione copernicana. Da “vergogna nazionale” è divenuta, nel 1953, patrimonio UNESCO, per poi essere eletta capitale della cultura 2019.

Ma la gloria e la fama non hanno portato la città a seppellire le proprie origini e la propria storia. Le difficoltà del passato sono divenute il punto di forza del capoluogo lucano, che ora può guardare fiero al futuro.

La riscoperta del silenzio

Matera è un gioiellino in pietra, uno spettacolare agglomerato di stradine lastricate, costeggiate da casette basse. Ogni singolo scorcio toglie il fiato, prospettando un panorama unico al mondo, che si affaccia su un profondo vuoto. Milioni di visitatori ogni anno si riversano per le sue vie, tra le più antiche al mondo, per visitare l’importante museo archeologico, il famoso palombaro lungo, le innumerevoli case museo e le suggestive chiese rupestri. Questi siti sono popolati da tante persone, che hanno voglia di parlare, di comunicare a gran voce l’affascinante storia di quella che è stata la culla delle civiltà più diverse.

L’aspetto più affascinante di Matera è il suo profondo ed autentico silenzio.

La vergogna dei Sassi

Il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano sono indubbiamente le principali attrazioni per gli avventori. Seguendo una guida, o con un opuscolo alla mano, è facile avventurarsi tra le grotte e recepire tutta una serie di informazioni, più o meno note a tutti.

Ma per comprendere veramente e divenire  partecipi della storia di questo posto, occorre soffermarsi in un luogo in cui persino i pensieri sembrano essere troppo rumorosi: la zona che circonda il Convicinio di Sant’Antonio.

Qui, è possibile passeggiare indisturbati fra le grotte, e capire veramente ciò di cui furono teatro. Vagando nel silenzio di questo luogo, ci si può sentire come Luisa Levi, che vide e sentì direttamente la “vergogna” che dominava quelle “grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone”.

Si può percepire l’assenza di luce e di aria, l’umidità che permea questi ambienti angusti, in cui uomini, donne e bambini giacevano a fianco di muli, asini e pecore.

Fermandosi un momento, quasi si sente ancora l’odore acre delle fogne a cielo aperto che solcavano le strade, dove folle di bambini correvano alla smaniosa ricerca non di caramelle, ma di chinino.

Allora si comprende perché, per Luisa, i Sassi “hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante.”. Non a caso, dopo aver sentito il racconto della discesa negli Inferi della sorella, in Carlo Levi è nata l’esigenza di attirare l’attenzione su questa “vergogna” sconvolgente, con il suo scritto “Cristo si è fermato ad Eboli“.

Con la sua opera, è cominciata la rinascita di Matera, ma non è stata indolore come si immagina. I materani non si sono sentiti salvati, bensì condannati a vivere una vita sconosciuta, in un mondo che non gli apparteneva. In migliaia sono stati costretti ad abbandonare la propria casa, l’unica e sola immaginabile. Sono diventati stranieri in patria.

Ecco perchè, in questa terra più che mai, occorre ricordare e onorare il passato, per capire la straordinarietà del presente, e avere fiducia nel futuro.

Immagine di copertina: Matera casa cava. Fonte: Wikipedia
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