Scendiamo dal pullman, dopo due ore di viaggio. Siamo partiti da Sofia a metà mattinata e attraversato le piane disabitate della Bulgaria, a bordo di un mezzo pubblico sorprendentemente efficiente, anche se con a bordo meno turisti di quanto ci aspettassimo. Scendiamo nella stazione centrale di Plovdiv ed è ora di pranzo. Il languore di stomaco crescente che ci ha accompagnato durante il viaggio, viene ora affievolito dallo scenario che ci circonda. Come quasi tutte le stazioni per mezzi su gomma, anche questa non è particolarmente accogliente. È trascurata e poco attrezzata. Ci affrettiamo a lasciare questa zona periferica e dopo un quarto d’ora di cammino arriviamo in un accogliente parco pubblico. È una bella giornata e decine di famiglie e gruppi di amici si godono il sole intorno ad una monumentale vasca, purtroppo non ancora arricchita dai giochi d’acqua previsti per la stagione estiva.

Passeggiando nel parco, incontriamo un gruppetto di bambini incantati da uno spettacolo di marionette, un giovane artista di strada che, seduto per terra, suona un improbabile strumento dalla forma tondeggiante, una coppia di anziani che assapora al sole un gelato. Un uomo che affitta macchine di plastica in miniatura ci ferma, parlando un inglese strascicato e dal forte accento bulgaro: inspiegabilmente, data la nostra età, ci chiede se vogliamo affittare una “vettura” per qualche ora. Tiriamo dritto e, finalmente, ci ritroviamo sulla strada principale della cittadina. Ora Plovdiv ha assunto veramente l’aspetto di Città della Cultura 2019.

Veduta panoramica della città di Plovdiv.
Fonte: it.m.wikipedia.org

Un’atmosfera vispa e frizzante abbraccia il fiume di persone che si riversa lungo la via più frequentata della località. Nonostante l’evidente senso di povertà diffuso, riscontrabile nei numerosi senzatetto, che chiedono cibo o denaro in elemosina, nelle facciate scrostate dei palazzi e nelle vetrine dei negozi, la città si rivela accogliente. Camminiamo a stento, facendoci largo tra gli avventori dei numerosi locali che si affacciano sulla strada pedonale. Ristoranti e chioschetti tradizionali si alternano armoniosamente a catene internazionali di fast food e cibo straniero. Ci fermiamo a comprare un kebab di manzo o pollo, che, come in tutti i paesi dell’Europa dell’est, viene reinventato e reinterpretato secondo i gusti locali.

Moschea di Djumaya e scorcio delle rovine del Foro Romano, in basso a destra.
Fonte: commons.wikimedia.com

Rifocillati dal pranzo, ci avviamo verso l’attrazione più famosa e monumentale della città. Forse agli occhi di un italiano potrebbe sembrare familiare, quasi scontato. Ma provando ad immedesimarsi nel contesto e a cogliere la straordinarietà e la preziosità del patrimonio cui ci si trova davanti, si riesce a guardare al Teatro Romano di Plovdiv con ammirazione e sorpresa. Costruito sotto Traiano, nel primo secolo d.C., presenta oggi intatti 14 scalini della cavea e resti ristrutturati della scena e del proscenio. Proseguiamo la passeggiata nell’antico mondo romano e visitiamo l’antico Foro e l’Ippodromo Romano.

Veduta dalla cavea, della scena e del proscenio del Teatro Romano di Plovdiv.
Fonte: commons.wikimedia.org

A testimonianza del carattere eclettico e di dialogo tra religioni presente in tutto il Paese, la compresenza di luoghi di culto eterogenei garantiscono un edificio accogliente per ciascun credo. Oltre alla cattedrale barocca di San Luigi dei Francesi, risalente alla prima metà del XIX secolo, è possibile visitare il Monastero di Bachkovo e le due moschee, di Dzhumaya e Tashkopryu. Infine, per provare a comprendere come si vivesse in una tradizionale abitazione bulgara di una benestante famiglia di mercanti di fine Ottocento, vi consigliamo di spendere una ventina di minuti in una casa-museo, Lamartine’s House, a pochi passi dal Teatro Romano.

Veduta integrale de Lamartine’s House.
Fonte: it.wikipedia.org

Nominata Città della Cultura 2019 insieme alla nostra Matera, capoluogo della Basilicata, Plovdiv è la seconda città più grande della Bulgaria. L’impianto urbanistico che la caratterizza risale al periodo che prendei il nome di Rinascimento bulgaro di fine Ottocento. È proprio questo stile a rendere Plovdiv una città più simile alle nostre rispetto alla capitale, Sofia.

© riproduzione riservata