Ravenna è la città degli incontri, tra popolazioni, culture, ideologie e arti. Elementi agli antipodi si avvicinano, come tante tessere, trasformando quella che un tempo fu la capitale dell’Impero romano d’Occidente, in una nuova “capitale mosaico”, la cui bellezza mistica e spirituale si può esperire percorrendo un itinerario attraverso gli 8 siti patrimonio UNESCO. Conosciamoli meglio.

La basilica di San Vitale

Monumento bizantino tra i più celebrati al mondo, la basilica di San Vitale si erge, nella sua sobria magnificenza, al termine di un modesto vialetto lastricato, che sembra preannunciare un altrettanto modesto interno. Tuttavia, varcando l’ingresso, si resta a bocca aperta dinnanzi alle robuste colonne, ai preziosi marmi che decorano la struttura interna e agli stupefacenti mosaici del presbiterio e del coro.

Scene veterotestamentarie si fronteggiano attorno alla mensa, evocando il tema del sacrificio di Cristo.  Anche le figure dell’imperatore Giustiniano e di Teodora, che mai visitarono Ravenna, fanno la loro comparsa, con le rispettive offerte: un calice d’oro e una patera. Viene rappresentata in questo modo l’offerta terrena come contraltare a quella eucaristica.

Alla potenza mistica di San Vitale nessuno è immune; non lo fu nemmeno Gustav Klimt, che dopo la sua duplice visita a Ravenna, nel 1903 sperimentò il suo periodo aureo, ispirandosi  all’oro neoplatonico dell’arte musiva. Pur non essendo il contenuto teologico di questo in linea con la sua arte, egli scelse di trattenerne la forma,  trasformando le iconografie sacre in arabeschi secessionisti.

basilica di San Vitale Ravenna

Il mausoleo di Galla Placidia

Nello stesso giardino ospite di San Vitale si trova il mausoleo di Galla Placidia, con la sua architettura spartana e modesta, che stride, e allo stesso tempo diviene un tutt’uno, con lo sfarzo delle decorazioni interne. La struttura si presenta quindi come la materializzazione emblematica della vita del buon cristiano: un’apparenza pura e semplice che racchiude autentica ricchezza d’animo.

Il mausoleo, d’impianto cruciforme, fu ideato e realizzato a metà del V secolo, per accogliere spoglie mortali di Galla Placidia, figlia di Teodosio il Grande. Essendo anche madre del Valentiano III,  governò l’Impero romano d’Occidente in luogo del figlio, ancora troppo giovane. Tuttavia, dalla morte di Galla nel 450, il corpo di questa riposa a Roma, probabilmente nella tomba di famiglia.

La basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Cuore pulsante del centro storico di Ravenna, nonostante la perdita dei mosaici dell’abside, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo è un vero e proprio gioiello architettonico. Anche qui, la modestia della pietra all’esterno fa da contraltare alla ricchezza delle pareti laterali interne, coperte da tessere sfavillanti, disposte a comporre da un lato figure di nobili vergini, contrapposte a quelle dei martiri sul lato opposto. Al di sopra di queste, si possono ammirare ulteriori rappresentazioni, ovviamente musali, di miracoli, parabole, scene di vita, Passione e morte di Cristo.

Eretta per volontà del re germanico Teodorico, tra il 493 e il 526, nacque come basilica palatina, quindi ariana. Tuttavia, dopo la cacciata dei Goti del 561, in virtù dell’editto di Giustiniano, si convertì la chiesa all’ortodossia cattolica. Divenne così, in un primo, momento San Martino «in Ciel d’oro», per poi acquisire il titolo di «Sant’Apollinare» a metà del secolo IX, con il trasferimento delle reliquie del protovescovo dall’omonimo tempio di Classe. Per distinguere la basilica suburbana da quella cittadina, venne aggiunto l’aggettivo «Nuovo».

Il Museo e Cappella di Sant’Andrea

All’interno del Museo Arcivescovile si incontra l’unico esempio di cappella arcivescovile paleocristiana pervenutaci integra. I mosaici che ne decorano gli interni risalgono all’epoca in cui, a Ravenna, convissero le confessioni ariana e ortodossa.

Infatti, la decorazione musale della Cappella è espressione di una visione naturalistica che si confonde con una più spontaneamente onirica e fantastica, attraverso il recupero e la rielaborazione di forme e colori orientali. La rappresentazione, all’ingresso, dell’Ecclesiae Militans , il cui emblema è il Cristo-guerriero che calpesta il leone e il serpente (il Male: l’arianesimo), è solo il preludio alla personificazione dell’Ecclesia triumphans nel Cristo sostenuto da quattro angeli-vittorie alate, che domina l’interno della cappella. In questo modo, attraverso l’arte musiva, si celebra il Cristo-Salvatore, affermando la consustanzialità tra Padre e Figlio, negata dall’eresia ariana.

museo e cappella di Sant'Andrea Ravenna

Il Battistero Neoniano o degli Ortodossi

Con la sua forma ottagonale, Il Battistero Neoniano, ancora oggi in uso, è di nuovo una delle massime espressioni dell’arte paleocristiana e bizantina. Fulcro dell’opera è ovviamente la cupola, teatro della scena del battesimo. A partire da questa, il soffitto si divide in tre parti, simili a ruote girevoli, a loro volta articolate in varie sezioni, riccamente decorate con scene di contenuto teologico. Anche le pareti e tutti gli elementi architettonici sottostanti sono abbelliti da elementi vegetali e zoomorfi.

La basilica di S. Apollinare in Classe

La sua costruzione iniziò con la riconquista bizantina di Ravenna, e si concluse nel 549, anno in cui si consacrò la basilica . Tuttavia, osservandola oggi, si deve considerare che le sembianze della struttura sono state notevolmente influenzate dagli interventi restaurativi intrapresi a partire dalla metà del XIX secolo.

L’aspetto esteriore dell’edificio, sito in una frazione di Ravenna, si sposa bene con la campagna circostante, essendo molto sobrio, nonostante la sua imponenza. L’ambiente interno, suddiviso in tre navate da due filari di colonne marmoree, è riccamente decorato da immagini musali. I mosaici del catino absidale sembrano essere i più antichi, tanto che un’ipotesi accreditata afferma che la decorazione musiva ivi presente abbia avuto tre fasi costruttive, solo nell’ultima delle quali si sarebbe inserita la figura di Apollinare. Le spoglie del protomartire, cui è intitolata la chiesa, sono conservate nella cripta costruita alla fine del IX sec.

Il Mausoleo di Teodorico

Una curiosa leggenda vede come protagonista questo curioso edificio, sito lontano dal centro storico. Si dice che Teodorico ne ordinò la costruzione dopo aver saputo dall’oracolo che sarebbe morto colpito da un fulmine. Ogni volta che si scatenava un temporale, l’imperatore correva a ripararsi tra le robuste e massicce pareti del mausoleo, articolato su due piani. Ma si sa, al destino nessuno può sfuggire, e così un fulmine riuscì a crepare l’imponente cupola e a colpire Teodorico, uccidendolo. Ancora oggi, dall’interno, si può osservare la fenditura che causò la morte del re.

mausoleo Teodorico Ravenna

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