Ci sono città e luoghi che vivono di turismo e ce ne sono altri che di turismo stanno lentamente morendo. Lo scorso maggio il report Healthy Travel and Healthy Destinations evidenziava come Venezia fosse la città più sovraffollata del pianeta. Ed è purtroppo innegabile: tra navi da crociera che creano incalcolabili danni al patrimonio culturale, folle oceaniche che da Piazzale Roma si riversano in Piazza San Marco, scempi gastronomici e prezzi da capogiro, la più bella città lagunare del mondo sta lentamente perdendo quell’aura di unicità e fascino che da sempre ne avvolge canali e calli. Come se non bastassero i cambiamenti climatici e gli orrori ed errori politici a minacciarne esistenza e credibilità, a questi si aggiunge lo scalpiccio di decine di migliaia di persona che ogni giorno ne invadono i vicoli.

© photo Anna Frabotta

Esasperati da gite fuori porta in una Venezia troppo caotica per i nostri gusti da viaggiatori non di massa, abbiamo trascorso tre giorni in laguna chiedendoci se esiste un modo per scoprire e vivere la città in modo insolito. La risposta, con nostro grande disappunto, è in parte negativa: dall’alba al tramonto incrocerete almeno un turista in qualsiasi punto dalla città. Ma “dall’alba al tramonto” vuol dire anche che di notte Venezia è pressoché deserta ed è semplicemente meravigliosa, approfittatene!

Il nostro itinerario insolito di Venezia inizia da un luogo altrettanto insolito e ignorato dal turismo di massa, la zona di Cannaregio e del Ghetto Ebraico. Dal ponte di Calatrava dirigetevi verso Sant’Alvise evitando la strada principale, ma perdendovi (letteralmente) tra calli talmente strette da essere quasi claustrofobiche. Dai panni stesi all’odore solfureo di Calle Zolfo fino al chiacchiericcio in lingue lontane per tempo e luogo (non è raro incontrare uomini con la kippah che pregano o parlano tra loro in lingua ebraica), è qui che scoprirete la Venezia più autentica, lontana da inestimabili tesori artistici, ma vicina a quanto di più vero possa esserci in città. Inoltre, il marciapiede che costeggia il canale Cannaregio di sera si anima di localini, enoteche e ristoranti in cui con molta probabilità sarete gli unici non veneziani.

Dopo Cannaregio, la nostra seconda zona preferita di Venezia è senza dubbio Dorsoduro. Se un po’ ovunque in laguna si respira arte, qui la cultura regna sovrana. Per arrivarci scegliete di passare nel sestiere di Santa Croce e fermatevi a visitare Ca’ Pesaro. Questo palazzo barocco del ‘700 è oggi la seda della Galleria Internazionale d’Arte Moderna dove, oltre ad una permanente di tutto rispetto, vengono ospitate diverse mostre temporanee, come quella dedicata a Elio Fiorucci (fino al 6 gennaio).

Restando sempre in Santa Croce, non potete non passare dal Mercato di Rialto. La cosa più sorprendente di questo mercato, oltre ai banchi di pesce e verdura che si affacciano direttamente sul Canal Grande regalando una spaesante ma molto suggestiva atmosfera, è che si trova a due passi dal Ponte di Rialto, ma viene totalmente ignorato dai turisti (urrà per noi!).

Arrivati a Dorsoduro vi ritroverete a respirare cultura con la C maiuscola. Non solo questo sestiere ospita l’Università Ca’ Foscari, ma è qui che si trovano alcuni dei più interessanti, e non particolarmente sovraffollati, siti d’arte in città. Tra questi, è impagabile una visita alla collezione Peggy Guggenheim, non solo perché Palazzo Venier dei Leoni è oggi un tempio sacro dell’arte contemporanea (basta citare Pollock per convincervi ad andarci), ma anche perché si tratta dell’unico museo in cui è sepolta la sua curatrice insieme ai suoi amati cani. Insomma, una curiosità non da poco. Ma l’arte contemporanea pervade un po’ tutto il sestiere con le vetrine delle gallerie che lo trasformano in una sorta di museo a cielo aperto e ammiccano ai passanti con capolavori a quattro zeri come quelli di Koons e Indiana.

Non solo arte, passeggiando tra le calli (scegliete sempre strade secondarie!) di Dorsoduro vi imbatterete in piccole, ma sorprendenti, scoperte come lo Squero di San Trovaso, uno dei tre cantieri in cui si costruiscono e riparano le gondole ancora funzionanti in città, o Campo Santa Margherita e San Barnaba dove è d’obbligo fermarsi a bere un Prosecco accompagnato dai tipici cicheti veneziani.

Se siete fan di Scarpa, spostandovi in Campo Santa Maria Formosa, concedetevi una visita alla Fondazione Querini Stampalia il cui palazzo e giardino furono restaurati all’inizio degli anni ’60 da Carlo Scarpa e, nella vostra immancabile visita a Piazza San Marco, dedicata qualche minuto allo storico Negozio Olivetti. Progettato nel 1958 dall’architetto veneziano su incarico di Adriano Olivetti, oggi è sede non solo di un’esposizione permanente di macchine Olivetti, ma anche di diverse mostre temporanee.

Ultima tappa del nostro tour, l’immancabile Libreria Acqua Alta dove curiosare tra pile impolverate di libri e ronfi di gatti onnipresenti.

 

Special tips

Sapevate che in diversi punti è possibile attraversare da una sponda all’altra il Canal Grande in gondola con soli due euro? Cercate l’insegna gialla con la scritta “Traghetto” ed una gondola disegnata, noi l’abbiamo trovata in Campo San Tomà.

Dove mangiare
– Osteria Anice Stellato in Cannaregio, una vera scoperta (Fondamenta de la Sensa, 3272)
– Osteria al Bacareto per provare i Bigoli in Salsa (Campo San Samuele, 3447)

Dove alloggiare
– a Cannaregio b&b Rosso Charm (Calle della Rabbia, 1344)
– a Dorsoduro b&B Fujiyama (30100 Venezia)

Dove bere
In uno dei localini lungo il canale Cannaregio o, se volete fare una costosissima follia, andate nell’originale Harry’s Bar e ordinato un Bellini, è in questo storico locale, dichiarato Patrimonio Nazionale nel 2001, che è stato inventato il famoso cocktail a base di succo di pesca e prosecco.