Ciao a tutti, eccomi qui, un saluto dal grande Nord!

In realtà sto scrivendo dall’aeroporto di Copenhagen, e mi appresto a fare una delle sempre più rare (e sempre più corte, soprattutto in questa stagione) visite al Bel Paese. Ma passiamo subito alle vostre domande, che chissà perché, mi aspettavo essere più banali, invece sono davvero interessanti, e vertono su cose sulle quali mi interrogo ormai da tanto tempo. Mi fa quindi ancora più piacere rispondervi!

1) Diego, racconta qualcosa di te ai lettori di Artwave: chi sei e cosa fai nella vita?

Mi considero una persona normalissima, terra a terra. Lavoro con persone che viaggiano per il mondo da quando sono bambine, cresciute in contesti multiculturali, e che parlano almeno 2-3 lingue senza averle dovute studiare. Io sono invece cresciuto nella provincia bolognese, ho avuto un’infanzia tutto sommato noiosa, i miei genitori non mi hanno mai fatto viaggiare da piccolo, e a scuola avevo inizialmente bruttissimi voti in lingue straniere. Adesso, a 32 anni, e 15 anni più tardi, parlo fluentemente 5-6 lingue nel mio contesto lavorativo, e ho passato la gran parte degli ultimi 15 anni a viaggiare, prima per studio e per curiosità, poi per lavoro. Da circa 6 anni lavoro come guida e accompagnatore turistico nel nord della Norvegia, un lavoro che non è mai uguale a sé stesso e che mi ha permesso di crescere tantissimo. La passione per i viaggi (e per l’Aurora Boreale!) mi ha portato ad avvicinarmi alla fotografia, e sono sempre più attivo come fotografo oltre che a lavorare come guida.

 

2) Quando hai cominciato a pensare di voler lasciare l’Italia?

La voglia di viaggiare mi è venuta all’improvviso con l’adolescenza, ed è diventata una vera e propria ossessione che si è via via intensificata grazie al primo pc con connessione internet che ho avuto tra le mani. Sono stato infatti uno dei primi tra i miei coetanei ad avere un computer con internet tutto per me. Ho capito che per trovare realmente me stesso sarei dovuto andare lontano, che se fossi restato non avrei combinato nulla. All’inizio, alla fine degli anni ‘90, c’erano pochissime pagine italiane online, e Google Translate non esisteva ancora. Questo mi ha permesso di imparare in fretta l’inglese per comunicare con persone sparse per il resto del mondo, mentre nella vita di tutti i giorni ero circondato da persone che non avevano viaggiato e che non ne avevano intenzione, e che consideravano il viaggio un lusso o un qualcosa di comunque non necessario. Il pensiero del viaggio per me è divenuto una specie di ribellione adolescenziale, ma una volta cominciati gli studi di lingue all’università e conosciuto meglio il mondo del lavoro ho capito subito che solo il viaggio mi avrebbe aperto le giuste opportunità di formazione e di successo professionale.

 

3) Perché la scelta è ricaduta proprio sulla Norvegia, cosa ti ha colpito? In quali occasioni eri stato lì prima del trasferimento?

Anche l’idea della Norvegia è cominciata come una specie di ossessione adolescenziale. Io in realtà volevo fin dall’inizio andare in Islanda, una terra che mi ha sempre affascinato e che sicuramente rappresenta uno dei posti più incredibili ed esotici in Europa, in cui in seguito ho vissuto per quasi due anni. Ma all’università non c’era l’islandese, e ho scelto il norvegese perché era la lingua più vicina, e sapevo che l’avrei imparato in fretta perché avevo già delle buone basi di inglese e di tedesco, che ho ulteriormente approfondito durante gli studi di lingue. Da studente di letteratura, ero naturalmente affascinato dalla mitologia nordica. Per me era importante che le tre lingue che potevo scegliere alla triennale fossero imparentate tra di loro, anche perché comunque ero già orientato verso il Nord Europa e sapevo che lì avrei trovato le giuste opportunità. La mia prima esperienza in Norvegia sono stati 12 mesi di Erasmus (li ho usati proprio tutti!), che mi hanno permesso di lasciare la casa dei genitori e di raggiungere subito l’indipendenza economica, cosa che era la mia assoluta priorità: la borsa di studio per la Norvegia era quella più generosa di tutte, a causa del tenore di vita del paese, e un mese dopo l’arrivo, una volta completato un corso di lingua introduttivo, ho cominciato subito a lavorare nei weekend. Ho lavorato in una catena fast-food per 7 mesi e per altri 5 in un ristorante italiano. Sapevo, inoltre, che in Scandinavia i giovani vanno a vivere da soli molto presto, e mi interessava confrontarmi con questa realtà. Nonostante ciò è stato un shock trovare dei coetanei che all’età di 20 anni stavano già lavorando durante gli studi e avevano un mutuo col quale stavano comprando casa ad Oslo, una delle città più care del mondo!

 

4) È stato difficile integrarsi? Hai mai avuto problemi, ti sei mai sentito uno straniero?

Il fatto che abbia cominciato a lavorare molto presto per mantenermi e avere già delle basi di lingua prima dell’arrivo mi ha permesso di integrarmi abbastanza in fretta. Ciononostante, l’integrazione è un processo che non finisce mai; sono cosciente del fatto che è un qualcosa ancora in corso e dato che non mi sento ancora “arrivato”, so anche che in un futuro il mio bagaglio di esperienze potrebbe arricchirsi ancora di più e io potrei diventare una persona ancora più diversa da quella che sono oggi, già lontana anni luce dal Diego prima della partenza. Questa è la cosa più affascinante del viaggio: anche quelli più corti hanno il potere di cambiarti totalmente, di lasciarti con delle profonde riflessioni non solo sul paese dove vivi, ma anche su te stesso. Mi fa impressione, a volte, rivedere delle persone che conoscevo anni fa, e che mi trovano molto diverso, mentre loro invece sono esattamente le fotocopie di anni prima. È importante mettersi in discussione, e la differenza tra paesi isolati e provinciali da un lato, e paesi cosmopoliti, è proprio questa costante messa in discussione della propria identità e dei propri rituali e modi statici di pensare. Ovviamente, molti di noi espatriati cercano di prendere il “meglio dei due mondi”, e spesso al ritorno dall’Italia ho la sensazione di essere troppo italiano per vivere in Norvegia, e troppo norvegese per vivere in Italia. È una cosa comune, ormai ci ho fatto l’abitudine!

 

5) Cosa ti manca più dell’Italia?

Dell’Italia non mi manca né il clima, né il cibo, che di solito compaiono in tutte le conversazioni sul tema. Sono cresciuto in un paese della bassa bolognese in cui d’inverno il sole si vede raramente e la colazione consiste in “pane e nebbia”, mentre le estati sono insopportabilmente torride. Io ci scherzo, ma alla fine è vero che stando oltre il circolo polare artico e non vedendo il sole per due mesi all’anno non si nota molto la differenza, meno la nebbia e il caldo torrido, ovviamente! La cucina norvegese è molto semplice, e nonostante i nostri pregiudizi è composta da alimenti molto sani come pesce, cereali integrali e tuberi. Anche grazie al tempo che i norvegesi passano all’aria aperta e praticando sport, la gente qui è molto più sana che in Italia e non ci sono quegli inutili pranzi festivi che non finiscono più come in Italia! In realtà quello che mi manca di più sono certe relazioni umane. Nulla a che fare con l’Italia in sé, ma il viaggiare non comporta solo un arricchimento, ma anche rinunce e sacrifici. Avevo degli amici in Italia con cui ho perso il contatto, e anche con quelli che sento ancora ormai non c’è più quell’intimità che si aveva quando stavamo crescendo insieme. Ho amici anche qui, ma nessuno con il quale sono cresciuto e che conosco sin dall’infanzia. Io sicuramente ho avuto sfortuna da questo punto di vista, mentre altri expats che conosco hanno saputo coltivare le loro vecchie amicizie anche a distanza di anni dall’espatrio.

 

6) In cosa consiste il tuo lavoro per Blueberry Travel? Come li hai conosciuti (o loro hanno trovato te?)

Tromsø è una città piccola ma in forte crescita, sia demografica che economica: soltanto l’anno scorso il settore turistico è cresciuto di oltre il 20% a Tromsø, e di quasi il 30% in generale nel nord della Norvegia. Sicuramente questo è un periodo importantissimo per chi fa questo mestiere. Anche per quanto riguarda coloro che viaggiano a Tromsø dall’Italia c’è stato un forte aumento, e c’è forte richiesta di personale che conosca la regione e che la sappia spiegare ad altri. Io collaboro con diverse agenzie e tour operator, e sono il creatore di un gruppo Facebook con oltre 200 iscritti che lavorano come guide turistiche qui in Norvegia, dove ci scambiamo consigli e opportunità lavorative. La richiesta di Blueberry mi è arrivata proprio tramite il mio gruppo e un fornitore locale con la quale Blueberry collabora.

 

7) Cosa ti soddisfa maggiormente del tuo lavoro?

Credo che chiunque passi almeno una mezza giornata con me si renda subito conto della passione che metto nel mio lavoro. Per farlo servono due requisiti fondamentali: ti deve piacere la Norvegia e ti deve piacere lavorare con la gente! Io ho lavorato con persone molto valide e professionali ma che non avevano pazienza con la gente, mentre invece altre volte mi è capitato di lavorare con persone che erano bravissime a gestire un gruppo ma che non sapevano nulla della Norvegia e soprattutto non la sapevano spiegare. Insomma, sono due qualità che si sviluppano col tempo e che spesso non si trovano insieme. Ma oltre al piacere di stare tra la gente e di raccontare croce e delizia del grande Nord, quello che mi appassiona di più è ritrovare nella gente quell’interesse, quella curiosità, quella fame di viaggiare che ha spinto anche a me a partire.

 

8) Passando a cose pratiche, che periodo consiglieresti ai viaggiatori per visitare il Nord, e quali luoghi, in particolare?

Dipende dagli interessi; fino a poco tempo fa quasi nessuno veniva nel nord della Norvegia in inverno, e perfino i norvegesi all’inizio hanno fatto fatica ad accettare che effettivamente c’era un interesse in forte aumento. L’inverno è lungo quassù, l’estate è cortissima, e specialmente sulla costa il clima è molto instabile, così che certi periodi in inverno posso essere più miti del solito con neve che si scioglie ( a gennaio 2017 abbiamo avuto +7°C a Tromsø e in Nord Italia faceva più freddo!), mentre l’estate ha temperature in media sui 12-13°C, il che significa che se si ha fortuna si trovano 18-20°C, e se si ha sfortuna pioggia a dirotto e temperature come durante il nostro inverno! Personalmente, il mio periodo preferito è settembre-ottobre, quando di solito piove di meno che in estate, la vegetazione dei fiordi e delle foreste si tinge di giallo e rosso, tutti i sentieri di trekking sono aperti (da noi l’estate scorsa a giugno non si poteva raggiungere la cima di alcune montagne causa neve), e la notte fa già buio abbastanza per vedere l’Aurora boreale, senza ancora le masse dei turisti invernali e senza la neve che blocca le strade. Molta gente viene d’estate aspettandosi una vera estate e restano delusi dal tempo, mentre chi viene in inverno deve spesso fare i conti con tempeste di neve o neve che si scioglie. In ogni modo, a prescindere dalla stagione, il meteo è sempre una cabala, ed è importante prendersela con molta calma!

 

9) Cosa mettere assolutamente in valigia e cosa lasciare a casa?

Lasciate a casa lo zainetto Invicta e tutti quei vestiti “tecnici” della Decathlon che pensate vi serviranno e che invece non solo non vi serviranno, ma che sempre ci identificano come italiani in trasferta! In Norvegia non è tutto carissimo: ci sono degli ottimi negozi di abbigliamento sportivo per escursionismo che hanno articoli di qualità di molto superiore ai grandi magazzini italiani e spesso hanno prezzi più bassi a parità di qualità, dato che i norvegesi comprano molto in questi negozi e ci sono spesso saldi e sconti. Molti turisti non-europei vengono con valigie vuote proprio per fare questo tipo di shopping. Se venite in inverno, potete anche affittare abbigliamento termico che non vi servirà una volta tornati. Inoltre, lasciate a casa tutte quelle cibarie che pensate vi addolciranno il “periodo di transizione” e mangiate quello che mangia la gente nel paese in cui andate. E non preoccupatevi di avere abbastanza valuta locale, in Norvegia nessuno usa i contanti!

 

10) Quanti giorni sono sufficienti per un viaggio che consenta di portare con sé una buona parte di Nord?

Io consiglio sempre di restare almeno 6 giorni, soprattutto a chi ha come priorità assoluta quella di vedere l’Aurora Boreale, e di scegliere le 3 notti con il meteo migliore per la caccia all’Aurora. È impensabile restare di meno per risparmiare, e di non riuscire a fare la cosa più importante del viaggio. Meglio prendere un alloggio meno costoso, mangiare alla norvegese (due pasti al giorno con colazione abbondante in hotel) e guadagnare qualche giorno in più. Per chi ha ancora più tempo e viaggia in altre stagioni, consiglio di viaggiare il più lentamente possibile, partendo da Oslo e prendendo treni notturni, spesso scontati, la nave postale (Hurtigruten) e vari traghetti locali, e di vedersi tutto il paese da sud a nord. Spesso le compagnie aeree come Widerøe hanno addirittura una flat rate che consente di prendere parecchi voli locali ad un prezzo ridotto.

 

11) Pensi di aver trovato “il tuo posto nel mondo” o credi possa esserci, in futuro, qualche altro luogo che conquisterà il tuo cuore e ti spingerà ad un altro trasferimento?

Bellissima domanda! Come ho già accennato, non mi considero assolutamente “arrivato” e negli ultimi anni ho visto talmente tanti posti mentre molti altri ancora sono sulla mia lista, che sicuramente mi aspetto molte sorprese per il futuro. La Norvegia è il paese in cui il fascino e le opportunità mi hanno spinto a restare. Nel frattempo ho visto tanti altri paesi che mi hanno affascinato, e altri che mi hanno offerto opportunità, ma nessuno con questa combinazione delle due cose che c’è in Norvegia. Credo che la Norvegia sia il paese perfetto per questa fase della mia vita, mentre l’Italia degli anni ‘90 è stato il paese perfetto per me dove crescere e andare a scuola. Sicuramente ci saranno altre fasi della vita e altri paesi! La mia prossima tappa saranno le Svalbard, molto vicine alla Norvegia ma allo stesso tempo un mondo a parte, e vi invito a seguirmi sui social per saperne di più!

 

12) Come descriveresti il Nord in tre parole?

Selvaggio, silenzioso, e sicuramente… freddo!

 

 

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