di Giovanni Giaccio

Tanto tuonò che piovve. O quasi. Dopo averla a lungo preannunciata, aspettata (o, in qualche caso, temuta) la perturbazione numero uno di gennaio si è abbattuta sul fronte adriatico. Una fredda corrente artica ha portato copiose nevicate sull’Appennino, raggiungendo anche le quote più basse – per citare i servizi meteorologici. Ma cosa ci ha regalato in concreto questa nevicata? Come ha cambiato le nostre giornate? 

Ph. ©Giovanni Giaccio

Voglio fare una premessa, anzi due: innanzitutto questo non vuole essere un articolo, che arricchisca il panorama di pezzi o servizi redatti in chiave catastrofica, in stile “2012”. Non voglio denunciare i disservizi o i problemi causati dall’inverno; in secondo luogo, forse dovreste sapere che chi scrive vive in un paese di montagna, Agnone, in provincia di Isernia, a circa 800 metri sul livello del mare. Le foto che troverete in questo pezzo perciò sono state tutte scattate in questo piccolo borgo molisano.

Arginati questi dubbi, possiamo tornare a noi: cosa ha causato questa nevicata? E come ha influito sugli ultimi giorni trascorsi?

Prima di fare la mia analisi personale, possiamo basarci sui fatti e, si sa, i fatti oggi sono sui social. Il mondo si è diviso: c’è un Team Neve e un Team Mare che è tornato a farsi la guerra online. Attimo dopo attimo, sin da quando il primo fiocco è sceso giù dal cielo, sono cominciate a comparire online contenuti (post, storie, ma anche articoli e video) che hanno portato alla luce due fazioni completamente opposte: quella degli amanti dell’inverno, delle magie della neve, dei giochi infantili (e spesso pericolosi) e quella degli innamorati del mare che hanno comunicato la loro avversità alle basse temperature, al ghiaccio, ai problemi di viabilità.

Una guerra senza vittime che ci ha ricordato, ancora una volta, quanto il mondo sia vario.

Tuttavia, devo ammetterlo, non è stata questa querelle a richiamare la mia attenzione. A colpirmi, anche per una mia passione, è stato il numero di contenuti visuali che sono stati postati sui social. Ricercando l’hashtag #Agnone su Instagram, la newsfeed parla chiaro: gli ultimi elementi postati sono prevalentemente immagini, o video, che raccontano il paese e le vallate circostanti innevati.

Ph. ©Giovanni Giaccio

Instagram, così come Facebook, pullula di narrazioni da parte degli utenti che approfittano di questo nuovo scenario per catturare particolari di un borgo che conoscono a menadito, per scattare foto a tramonti mozzafiato, proprio mentre il sole va a nascondersi dietro i monti vicini, per aggiungere un momento Kodak alla propria timeline insieme agli amici.

Non si tratta di un fenomeno isolato. L’anno scorso, Internet fu invasa da foto e clip che ritraevano il Colosseo innevato, la Fontana di Trevi ghiacciata, la scalinata di Trinità dei Monti imbiancata. Certo, a Roma si trattava di un fenomeno alquanto raro, così come è accaduto ieri nel barese e nel napoletano: un momento da immortalare per la sua unicità. Allora non possiamo non chiederci quale sia l’unicità di una nevicata per un agnonese, per un molisano? Cosa c’è di così speciale per un abitante dell’Appennino centrale che, ammettiamolo, dovrebbe essere abituato anche a nevicate più copiose?

È impossibile stabilirlo con certezza, ma personalmente credo che la neve sia un vincolo meteorologico che ci fa riscoprire il nostro retaggio culturale più antico, quello contadino. I nostri nonni ricordano ancora come le nevicate gli impedissero di uscire per giorni, costringendoli a settimane di riposo o di lavori domestici. Ore e ore trascorse tra la cucina e la stalla. Occasioni per rallentare il ritmo, in qualche modo riposare, e magari condividere con i più piccoli aneddoti, tradizioni, raccontarsi storie.

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Oggi, lo scenario è leggermente diverso, ma è un dato di fatto che quando il cielo si fa bianco e la neve comincia a scendere il paese rallenti. Il numero di macchine in circolazione scema gradualmente fino alla quasi totale assenza. Le saracinesche dei negozi si abbassano, gli uffici fanno orari ridotti. Talvolta perfino le banche sospendono il servizio. Che fare allora in quei momenti? Finché il vento di bufera soffia forte, chi può resta in casa e, successivamente, appena il cielo torna azzurro e il sole risplende non è insolito sentire il fruscio di bob e slittini trainati da grandi e piccini. La neve scricchiola sordamente sotto il peso di scarponi e doposci indossati da cittadini e turisti che camminano per respirare a pieni polmoni l’inverno e, perché no, fotografare scorci insoliti.

Quei vicoli così conosciuti assumono nuove vesti; la neve rende caratteristico anche il più insipido degli angoli che diventa appunto oggetto di foto, sviluppate e raccolte negli album prima e postate live sui social oggi. È così: la neve, paradossalmente, ci spinge a lasciare i nostri caldi e accoglienti salotti, ci porta in strada, ci fa riscoprire il nostro paese, la nostra città. Li trasforma in un vero e proprio set fotografico e noi diventiamo creatori di contenuti che compongono una narrazione condivisa e variegata. Una serie di racconti, testuali e visuali, che sarebbe un vero peccato abbandonare nel solo rullino del nostro iPhone o nella galleria dei nostri smartphone. Significherebbe farli andare persi, tacere una storia che va raccontata in tutte le sue sfaccettature. Sì, anche a costo di inciampare ancora e ancora nel solito dibattito: team mare o team neve?

Ph. ©Giovanni Giaccio

 

Bio dell’autore

Giornalista, content marketer e storyteller freelance.
Ho letto sin da piccino, ma a soli 17 anni ho poggiato la penna su carta per divertirmi. Oggi scrivo per lavoro, per passione, per capire le cose, per mettere ordine e per farlo ancora. Mi occupo infatti di digital marketing, sviluppando progetti di local marketing per il Nove1 Studio, collettivo di design e comunicazione che ho co-fondato un anno fa. Inoltre sono Content Marketing Manager di YourTarget, agenzia specializzata nell’inbound marketing. Nel tempo libero, continuo a studiare, a leggere e raccontare storie.