Probabilmente, chiunque si sia mai perso ad ammirare un quadro del Rinascimento italiano non ha potuto fare a meno di notare la ricorrenza quasi ripetitiva dello sfondo, costituito principalmente da elementi architettonici alternati da un manto erboso, morbido e sinuoso, della campagna circostante. Proprio a partire da questa osservazione, c’è da chiedersi se la tendenza a dipingere più o meno sempre lo stesso fondale fosse una caratteristica simbolica, un marchio di riconoscimento, utilizzato dai grandi maestri italiani del XV secolo per sottolineare la propria scuola di provenienza, quella umbro-toscana, o semplicemente la riproduzione mimica della natura a cui i loro occhi erano quotidianamente sottoposti. Un quesito non così difficile da risolvere, perché è sufficiente ripercorrere i luoghi di artisti come il Perugino, il Pinturicchio e Raffaello per avere la risposta a portata di mano, o si potrebbe meglio dire, di sguardo.

L’Umbria, infatti, è un territorio prevalentemente montuoso e collinare, e non potendo vantare uno sbocco sul mare, non hai mai dovuto patire la conquista di popolazioni straniere, andando così a chiudersi all’interno di un microcosmo indipendente, unico, che nel corso dei secoli ha sicuramente agevolato quel delicato processo di preservazione del patrimonio artistico e culturale, che altrimenti sarebbe andato perduto, o almeno, modificato. Invece, il panorama che si può scorgere nell’arcata nord-est della regione ricopre ancora quell’antico fascino che sicuramente doveva possedere nel suo periodo di massima fioritura, il Rinascimento. Un tempo in cui i maggiori borghi dislocati sui versanti dei numerosi promontori, per la maggior parte costruiti in epoca medievale, divennero degli importanti centri culturali, riconosciuti in tutto il mondo. Assisi, Gubbio, Perugia, Spello e Montefalco, solo per citarne alcuni, non sono minimamente invecchiati nel corso dei secoli, anzi in quei luoghi, sembrerebbe che il tempo si sia come fermato, imprimendo per sempre nella terra, nei dipinti che li ritraggono e negli occhi dei visitatori l’abbagliante bellezza dei propri scorci.

Alcuni dei dipinti esemplari della pittura umbra rinascimentale, tra cui spiccano i capolavori del Perugino (il cui vero nome è Pietro Vannucci, noto come il Perugino per via della sua provenienza) sono conservati nella Galleria Nazionale dell’ Umbria a Perugia, sapientemente allestiti all’interno del Palazzo dei Priori, una costruzione di epoca medioevo-rinascimentale molto caratteristica, con un doppio ingresso sulla piazza e sul corso principale. In alcune delle numerose sale, tra volte ogivali e costoloni, si possono ammirare pale d’altare, crocifissioni lignee e dipinti a tempera o oli. I soggetti rappresentati, sono in quasi tutti i casi a tema religioso, non tanto per l’estrema devozione di quel periodo, ma perchè la ricchezza dei materiali utilizzati durante il periodo rinascimentale rendeva impossibile una commissione privata che non fosse quella ecclesiastica, la quale poteva vantare una forza economica tale da potersi permettere moltissimi beni artistici e, in molti casi, di provvedere al mantenimento di numerosi artisti.

Uno dei punti di forza di questo spazio espositivo sono sicuramente le ampie sale ben ristrutturate; sì perchè sfortunatamente l’Umbria è una terra sismica molto vivace e non sono pochi i danni che i terremoti hanno causato agli edifici storici, riducendoli in frantumi, e costringendo le sopraintendenze a ricostruirli quasi ex-novo, laddove è possibile (si ricordi ad esempio il terremoto del 1997 che ha causato il crollo di una delle volte dipinte dal Cimabue della basilica superiore di San Francesco d’Assisi). In alcuni punti del palazzo, separati da enormi finestre interne è possibile vedere le sale rimaste intatte, ancora interamente affrescate.

È dopo aver percorso queste strade in pietra lungo le imponenti mura medievali che costeggiano le sommità delle colline e giungono in alto, tra basiliche e castelli, che la percezione della pittura rinascimentale assume ai nostri occhi una connotazione completamente diversa. Come una fotografia di altri tempi, impressa con il pennello sulla tela, i magnifici sfondi che erano vivi solo nella nostra memoria, ora prendono realmente vita davanti e intorno a noi. La meraviglia che pervade il nostro sguardo deve essere la stessa che sicuramente ha suscitato tanta emozione anche nel Perugino, che non ha smesso di dipingere gli stupendi panorami umbri per tutta la vita.

Probabilmente gli artisti rinascimentali possedevano un legame così profondo alle loro terre di origine, da poterne coglierne quotidianamente l’immensa bellezza, la quale doveva essere celebrata in ogni opera e attraverso quest’ultima fare il giro del mondo per essere tramandata e resa nota a tutti, a testimonianza dello splendore del Bel Paese. Doveva essere per forza un sentimento così nobile a muovere la mano degli artisti di questo secolo; è difficile da credere alla semplice necessità di colmare uno spazio che altrimenti sarebbe rimasto vuoto.
Una pittura estremamente sincera, dunque, quella rinascimentale, della quale non bisognerebbe mai dubitare.

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