Prendere decisioni all’improvviso, acciuffare pensieri strampalati e corrergli dietro. L’estate dovrebbe essere vissuta tutta così: con biglietti aerei presi senza ragionarci troppo e una valigia improvvisata, riempita di speranze e svuotata dei graffi della vita. D’estate si dovrebbe sempre inseguire l’alba, lasciarsi travolgere dai suoi colori, dai suoi luoghi e dal suo arrivare lento.

L’Italia è bella, a tratti bellissima, gonfia di paesaggi, città, cibo e mare da far invidia a qualsiasi altro Paese. L’Italia, però, è anche clandestina, riempita di luoghi sconosciuti che meriterebbero una visita anche solo per l’effimera vanità di scoprire qualcosa che altri non conoscono. La Sicilia è estroversa, regione che tutti raccontano piena di bellezze, dal mare della Scala dei Turchi al fascino di Palermo e Catania, passando per arancini e arancine. La Sicilia, però, è anche introversa, uno straripante insieme di luoghi inesplorati che brillano silenziosamente di proprio bagliore, stracolmi di bellezza ma silenziosi e ignorati dalla massa.

Geraci Siculo è uno di questi luoghi. Non siamo al mare, ma non ci troviamo nemmeno in montagna, parliamo di un piccolo neo sulla faccia sicula d’Italia: borgo incastonato nel (meraviglioso) Parco delle Madonie, 1077 metri di altezza e nessuna linea di trasporti che porta al paese.
Quindi, a meno che non stiate facendo un road trip in macchina, abbiate uno dei vostri migliori amici che vi raccolga all’aeroporto o scopriate di avere un cugino di un cugino dello zio di vostro padre tra le 1800 anime che lo popolano, arrivare a Geraci è quasi impossibile.  

Paese dalle origini antiche, Geraci fu scoperta nel 550 a.C. dai greci arrivati in Sicilia, che, vista la popolazione di avvoltoi che abitava l’altopiano, gli affidarono il nome di “jerax” (avvoltoio, in greco). Successivamente divenne importante insediamento per i romani e continuò il suo sviluppo anche durante il Medioevo, ma la vera trasformazione avvenne qualche secolo più tardi.

Nel 1072 diventa capitale dell’omonima contea con l’arrivo dei Normanni, mentre nel 1252, per discendenza femminile, Geraci lega il suo destino alla famiglia Ventimiglia, sotto la quale vive gli anni più prosperi della propria storia, arrivando ad essere considerato uno “stato nello stato“, giungendo ad amministrare la giustizia e a coniare proprie monete.

Le contee non esistono solo nel Signore degli Anelli, basta cercarle tra le colline di una timida Sicilia.

Si potrebbe raccontare che Geraci va visitata perchè è stato inserita nel club de i Borghi più Belli d’Italia, o perché le rovine del castello vegliano sul paese dal suo punto più alto o ancora che la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore è ricca di opere di grande interesse, ma non è questo che lo rende diverso da tanti altri borghi limitrofi.

La bellezza di Geraci è un rullino di fotografie straordinariamente ordinarie, che custodisci per aggrapparti allo stupore che hai provato quando le hai scattate. Sono i panni stesi dai balconi, la pioggia leggera ad agosto, la “sfida alle piante più belle“, i vecchi che giocano a carte, il paesaggio dalla finestra di casa, il silenzio dalle 12 alle 16, i pantaloni lunghi la sera e la Conad con una sola cassa, tanto qui non serve andare veloci.

Visitare Geraci è come viaggiare indietro nel tempo ed essere catapultati in un’Italia che non esiste più, piena di quelle cose che a volte oggi ci mancano tanto, come la nonna di paese che appena ti vede domanda “Mangiasti?”.

Se però si deve scegliere un giorno, o un periodo, nel quale prenotare le vacanze a Geraci, quello è senza alcun dubbio l’intervallo di tempo che precede la festa di ringraziamento del paese, dedicata ai Santi Bartolo e Giacomo, che cade il 24 agosto di ogni anno.

Delle volte cerchiamo, a tutti i costi, di sentirci vivi cercando altrove, pensiamo che l’estate sia prendere aerei verso destinazioni dai nomi esotici e che il bello sia racchiuso dentro discoteche affollate o caffè da €2,50. Arrivare a Geraci nei giorni di San Bartolo è una cascata di emozioni che fa bene al cuore e ricorda che delle volte non serve andare troppo lontano per essere felici. 

Passeggiare per il Corso vuol dire incontrare tutto il paese in festa, la gente è sorridente e in Piazza del Popolo è allestito un grande palco dove ogni sera ci sono esibizioni diverse.

La vita comincia dall’aperitivo, che a Geraci fa rima con La Vucciria – Risto Pub, locale al centro della movida estiva del paese. La birra è artigianale, i cocktail sono ben fatti e gli stuzzichini di accompagno aiutano ad aprire lo stomaco, ma la vera differenza (come sempre) la fanno le persone. Il servizio è di quelli che ti fanno sentire uno di casa anche se il tuo accento ha sfumature di romano verace. Basta una serata, un po’ di cordialità e vi tatuerete La Vucciria come uno dei vostri posti del cuore. Sedersi alle 18:00 per non alzarsi mai.

Di sera la cosa migliore che possiate fare è riuscire ad essere invitati ad una cena in famigliache semplicemente è una di quelle esperienze senza prezzo da fare almeno una volta nella vita. Nemmeno un ristorante stellato batte le polpette e i conchiglioni di Venera, seduti a tavola con Santo, Giovanni, Bartolo, Mariella, Jacopo, Giusy, Giusy, Flavia, Eveline e Maria Antonia. Prenderete qualche chilo ma finite che vorreste abbracciare tutti.

Lo staff de La Vucciria. Credits: La Vucciria Risto Pub Official Facebook Page

La giornata del 24 agosto diventa speciale perchè si conclude con la Notte Bianca organizzata al Bevaio del paese. Se di giorno il grande fontanone a due vie, posizionato all’entrata del borgo, è una delle attrazioni principali, la notte di San Bartolo si trasforma in un luogo magico che riscriverà la vostra scala dei colori.

Il bar del Bevaio rimane aperto fino al mattino successivo e lo stesso vale per la musica proveniente da un palco allestito sulla via. Si beve, si balla, ci si godono gli ultimi respiri dell’estate sotto le stelle e si aspetta l’alba, vera protagonista della serata.

È sempre complicato raccontare le proprie emozioni ma Geraci, vista in questo modo, esplode nella testa e nel cuore. L’alba che si arrampica sulla parete azzurra che vi troverete davanti è qualcosa di difficilmente esprimibile attraverso le parole. Servono metafore e racconti.

Immaginate di staccarvi dalla folla e, in silenzio, osservare. Tra la gente, scoprite una ragazza che balla leggera e completamente fuori ritmo, incurante di tutto e di tutti. Nel frattempo alle sue spalle venti tonalità di rosso colorano il cielo e in lontananza l’Etna sbuffa tre volte, come voglioso di partecipare alla festa. Lei muove i suoi capelli ricci in modo sconnesso e forse si accorge che la stavate osservando, ma continua a ballare e non si ferma.

Non sentirete più la musica, non penserete più ai motivi che vi hanno spinto a Geraci e non rifletterete sul viaggio di ritorno che vi aspetta, riempirete i polmoni con una boccata d’aria intensa, come chi raccoglie la sabbia di una spiaggia in una bottiglia per ricordarsi di essere stato lì.
Starete bene e capirete che nessun’altra alba avrà mai lo stesso sapore. 

Gli sbuffi dell’Etna durante l’alba di Geraci Siculo. Credits: Daniele Spurio

Geraci Siculo non è Ibiza, Miami o St. Moritz, non ha spiagge con mare cristallino o rifugi ad alta quota, ed è forse proprio per questo che è così speciale.

Geraci Siculo è persone straordinarie e albe mozzafiato, tanto cuore e tanti colori. Una decisione da prendere all’improvviso, che vi rimarrà addosso, per sempre.

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