Di Chiara Andolina

 

Dall’inizio del IX secolo, quando si è avuta notizia della tomba di San Giacomo a Santiago, migliaia di pellegrini ogni anno dal versante francese dei Pirenei giungono a Santiago e ancora oltre, fino a Finisterre (finis – terrae, “il confine della terra”).

Portomarin. ©Foto di Chiara Andolina

Tutti hanno sentito parlare del cammino di Santiago de Compostela e immaginano quanto sia faticoso. Percorrere più 800 km a piedi, con uno zaino sulle spalle, tra sentieri e strade dissestate, dormendo in ostelli, di certo non è lo stesso di sorseggiare un buon cocktail ad Ibiza, sdraiati sulla spiaggia. Un motivo ci sarà e non è esclusivamente religioso.

Questo articolo non vuole essere un riassunto di tappe e percorsi da affrontare, per quello serve una guida ed un articolo non basterebbe. Vuole essere un incoraggiamento per chi ancora non si sente pronto ad intraprenderlo ma, dentro di sé, nutre questo forte desiderio.

Il cammino di Santiago è prima di tutto una sfida con noi stessi. Con i nostri limiti e le nostre paure. Ci permette di scoprire l’Io più intraprendete e coraggioso. Mente e corpo sono come due fratelli che litigano di continuo ma sempre pronti ad aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà.

Corpo crolla, è stanco e affaticato ed ecco che Mente gli si affianca e con una pacca sulla spalla gli dice: “ehy amico, so che puoi farcela!”. Corpo riprende la sua marcia.

Qualche ora dopo, Mente si sveglia e pensa “ma davvero son otto ore che cammino? Perché ho deciso di sprecare le mie ferie così?”. Corpo fa finta di non sentire, continua a mettere un piede dietro l’altro, ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, annusare girasoli e guardare panorami di miracolosa bellezza. Mente a quel punto si rasserena sempre.

Non si ha più paura dell’ignoto. Il biglietto è fatto e dove dormirò si vedrà. Non si ha più paura di dormire tra sconosciuti, in degli ostelli: i primi diventano amici e i secondi la tua casa. Non si ha più paura degli insetti, anzi, ti tengono compagnia durante il tragitto. Non si ha più paura della tempesta, è uno spettacolo affascinante e dopo torna sempre il sereno.

Non si ha più paura di rimanere soli, perché sei in compagnia di te stesso.

Pulpo alla gallega. ©Foto di Chiara Andolina

Il cammino di Santiago è condivisione di ogni cosa. Del tavolo in cui mangi il menù del pellegrino, delle enormi camerate in cui molti russano e si svegliano troppo presto la mattina. Della crema che ti dà sollievo dal dolore ai piedi stanchi. Delle risate in compagnia di una buona birra e del pulpo alla galega che gusti in Galizia. Scambio di sguardi, di sorrisi e di consigli. Scambio di numeri di telefono e di amicizie che rimarranno nel tempo.

Il cammino di Santiago è arte. Attraversare città e villaggi ti permette di entrare in chiese e conventi, monasteri e castelli, osservare quadri e bassorilievi come il “Gesù che gioca a carte con Sant’Antonio di Padova”. Opera straordinaria. Osservare l’architettura che cambia dalla Francia alla Galizia, ascoltare storie e tradizioni. Una delle più belle è legata alla “Cruz de Hierro” (Croce di Ferro). È abitudine ormai per i pellegrini trasportare una pietra sin dall’inizio del cammino, di una grandezza direttamente proporzionale ai peccati di cui ci si vuole liberare, e lasciarla lì, ai piedi della croce, insieme ai peccati di tutti i pellegrini. Arrivare alla croce, all’alba, posare la pietra e sentirsi leggeri.

Il pellegrinaggio è maestro di vita e di poesia. Ci insegna che bisogna porsi degli obiettivi da raggiungere e che questi costano tempo, fatica e sacrificio. Ci insegna che per vivere basta uno zaino, pochi vestiti e un cuore pieno di entusiasmo. Non importa esser sempre impeccabili, truccate e con il tacco per piacere agli altri, ma sentirsi bene con sé stessi. La comodità del letto di un ostello. Il cammino ci insegna ad accettare le diversità, le culture e le abitudini diverse dalle nostre e a conoscere parti del mondo sconosciute grazie ai pellegrini provenienti da tutto il mondo. Di conoscere i nostri limiti, imparare a fermarsi per poi ricominciare e cercare di superarli. Ci insegna la poesia di un’alba e di un tramonto, la solidarietà della gente del posto e lo sguardo di una vecchietta che ti offre un pasto ed un sorriso.

Cabo fisterra: il monumento che rappresenta la fine del cammino per il pellegrino. ©Foto di Chiara Andolina

Il cammino di Santiago ha solo un difetto: ti porterai la nostalgia di quel viaggio per sempre.

 

Copyright foto di copertina: ©Viktor Hanacek
© riproduzione riservata