La Via degli Dei è una passeggiata di circa 130 km tra Bologna e Firenze, perfetta per spostarsi lentamente, camminare e scoprire la storia. Questo susseguirsi di eventi e racconti diventa poi un momento personale, per una ricerca di ricordi. Tra salite e discese, si valicano gli Appennini al passo della Futa prima e all’Osteria Bruciata poi, attraverso leggende, storie e natura incontaminata. 

Le radici del cammino sono profonde e legate alla montagna italica dove piccoli borghi, boschi e tradizioni sono l’essenza del Paese. Il turismo lento e intelligente che ne deriva, potrebbe essere quindi di ispirazione per questa e le prossime estati, di vacanze ragionate e locali. Molti, infatti, i viandanti che percorrono già da diversi anni il sentiero. 

È così che introduciamo la Via degli Dei: due passi in Centro per una passeggiata lunga, in media, cinque giorni. Invitiamo allora a fermarsi e prendersi del tempo con questo reportage.

Da piazza a piazza

Il percorso inizia da Piazza Maggiore a Bologna per condurre in Piazza della Signoria a Firenze, e ritorno, solo volendo. 

Le due città, oggi a mezz’ora di alta velocità col treno, dimostrano da sempre le loro diverse caratteristiche. Ad avvicinarle, anche la presenza della montagna che entra nel tessuto urbano, ma a cui tuttavia entrambe non danno adeguata importanza. L’Appennino fiorentino è per esempio semi-spopolato, mentre il Mugello è noto più per il MotoGP che per la sua bellezza. In Emilia è lo stesso. 

Questo viaggio nella storia è una ricerca del tempo perduto, quando i crinali univano per dare vitalità alle montagne. È inoltre stupendo pensare che valicato il passo, i fiumi scorrano nell’altra direzione e sfocino nel Tirreno, per arrivare in una città che ha conosciuto il Rinascimento. Durante il cammino, poi, il pino cede il posto all’ulivo e si viene travolti da un’aria secca ricca di aromi, odore di resina e arbusti a macchia.

La Via degli Dei si sviluppa per l’80% in montagna, in zone ricoperte da boschi che garantiscono temperature fresche anche d’estate, mentre la temperatura è mite al di sopra dei 500 metri. Il clima è secco, con inverni abbastanza rigidi e nevicate alle quote più alte. 

Percorrere la via significa conoscere l’anima nascosta tra gli Appennini. Qui natura incontaminata, silenzio e tanta ospitalità restano nelle gambe e nel cuore dei camminatori e invitano a tornare e raccontare.

La nascita della Via degli Dei

Il nome “Via degli Dei” nel dopoguerra indicava la strada provinciale 59, che nell’Appennino bolognese risale il crinale Setta-Savena e percorre una dorsale i cui toponimi ricordano divinità pagane: monte Adone, Monzuno (Mons Junonis), monte Venere, monte Luario (della dea Lua). 

Successivamente, nei primi anni Novanta un appassionato di trekking, Domenico Manaresi, costituì l’associazione Dû pas e na gran magnè – in dialetto bolognese “due passi e una grande abbuffata” – insieme ad alcuni camminatori buongustai. Scelsero di andare da Bologna a Firenze a piedi, seguendo il percorso più diretto tra i due capoluoghi, e valicando al passo della Futa. In questo modo avrebbero ricalcato in parte la Via Flaminia Militare, la strada romana tra Bologna e Arezzo che pochi anni prima era stata scoperta dai bolognesi Cesare Santi e Franco Agostini, appassionati di archeologia. Per ragioni naturalistiche, panoramiche e per evitare strade aperte al traffico, si scelse di deviare in parte dal percorso, cogliendo l’opportunità di raggiungere il Mugello passando per l’Osteria Bruciata. Quindi, la Via degli Dei coincide con la Flaminia Militare per il 65%, lungo il quale ancora oggi ci sono tratti interessanti di basolato. 

Manaresi e amici segnalarono il percorso con due palle gialle verniciate su tronchi e rocce. Talvolta visibili ancora oggi, le dau bâl zâli sono ora sostituite dal tracciato del Cai. 

La Via Flaminia Militare 

Due anni dopo la fondazione di Bononia, nel 187 a.C. Tito Livio ricorda che il Senato incaricò il console Caio Flaminio di costruire una strada, che valicando l’Appennino, collegasse la città ad Arezzo. Come da tradizione romana, anche questa strada venne costruita per raggiungere il più velocemente possibile le varie regioni. In questo caso, e tenendo conto degli eventi bellici di quel periodo, è molto probabile sia nata per il controllo delle popolazioni liguri appenniniche. Con pavimentazione in pietra e una larghezza minima di 8 piedi (2,44 m), la via garantì un agevole transito agli eserciti nei secoli successivi.

In seguito, venute meno le esigenze strategiche per le quali era stata progettata, la Via Flaminia Militare fu progressivamente abbandonata. Solamente alla fine degli anni ’70 il ritrovamento casuale di una moneta romana nei pressi del monte Bastione spinse Cesare Agostini e Franco Santi, bolognesi appassionati di archeologia, a iniziare le ricerche. Nel corso di trent’anni furono riportati alla luce alcuni tratti di basolato ben conservati, presso il valico della Futa. Sono sopravvissuti grazie allo scarso popolamento del territorio e alla presenza di una folta vegetazione che li ha ricoperti per secoli. 

Per tutte queste ragioni i due scopritori ribattezzarono la strada “Via Flaminia Militare”, sia per ricordare il nome del console costruttore e gli scopi strategici della sua realizzazione, sia per distinguerla dalla via Flaminia propriamente detta, costruita invece nel 220 a.C. tra Roma e Rimini. 

Auguriamo allora di uscire a fare due passi, per ascoltare e ascoltarsi. E quando il ginocchio si farà sentire infiammato dopo la discesa, o il fiato mancherà in salita, ci si inizierà davvero a liberare dei pensieri del quotidiano. Poco importa se camminatori seri o della domenica, nella Via degli Dei si è tutti viandanti, e con ottime pause gastronomiche. Garantito.

 

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