Otto chilometri a sud della capitale del Nepal, Kathmandu, e divisa dalle rive del fiume Bagmati, sorge la città di Patan. Questa piccola e quieta città, con una popolazione di circa 200.000 abitanti, veniva in origine definita come Lalitpur, “città della bellezza” per l’elevato numero di opere artistiche che vi si potevano ammirare.
La leggenda vuole che sia la città più antica della valle di Kathmandu, fondata presumibilmente nel II secolo d.C. dal re dei kirati, Yalambar, da cui discende la popolazione newa presente in tutta la nazione, che continua a chiamare la città con il nome tradizionale di Yala. Nel III secolo, sotto la dinastia lichhavi, emerse come capitale culturale e artistica dell’intera regione himalayana, mantenendo forti legami con i centri di studi buddisti nel Bengala e a Bihar e svolgendo quindi un ruolo determinante nella diffusione della cultura buddhista all’interno del Nepal.

La città si arricchì di numerose opere in campo letterario e artistico quando, nel XII secolo, Bengala e Bihar caddero nelle mani dei musulmani e molti studiosi e artisti furono costretti a fuggire. Nel XV riuscì infine ad imporsi come stato sovrano, accanto alle altre due temibili città-stato di Kathmandu e Bhaktapur, fino a quando nel 1769 un giovane regnante di Gorkha, Prithvi Narayan Shah, non riuscì a sottomettere l’intera valle, divenendo il primo re del Nepal. Ed è proprio nei pressi della città di Gorkha che, il 25 aprile 2015, si ebbe l’epicentro dell’ultimo devastante terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter che devastò il Nepal. Il sisma rase al suolo buona parte degli edifici presenti nelle città collinari, con un bilancio finale di più di 9.000 vittime e 22.000 feriti, ed è in quello stesso anno che il paese divenne una repubblica federale divisa in sette stati, dotandosi di una nuova costituzione.

Ormai quasi assorbita dalla grande Kathmandu, investita purtroppo negli ultimi decenni da un frenetico abusivismo edilizio che continua a mangiare ettari di splendidi campi, Patan risulta una facile meta da raggiungere, che conserva ancora una sua fiera identità distinta. Infatti dopo un primo giro nella capitale, è possibile apprezzarne la relativa tranquillità, di una città meno frenetica e squisitamente buddhista. Resta tutt’oggi una città fiera dei propri artigiani, infatti a Patan si produce buona parte degli oggetti in metallo presenti nella nazione, e tradizionalmente i suoi artigiani vengono ricordati tra i migliori artisti nepalesi che andarono ad arricchire con la loro sapiente arte alcuni dei più ricchi templi del Nepal.
Nella sola città sono presenti più di 1.200 stupa, templi buddhisti dalla iconica forma di calotta sferica sormontata da da una torre a cono suddivisa in tredici gradini, che hanno la funzione di contenere reliquie.

Piazza Durbar di Patan

Tra tutte le attrazioni della città, questa è sicuramente la più importante e pubblicizzata. Situata nel cuore di Patan, attira ogni anno migliaia di visitatori per l’alta presenza di monumenti, templi e santuari sia buddhisti che induisti, di elevato valore storico e artistico. L’impianto è molto simile a quello della Piazza Durbar omologa di Kathmandu, nonostante sia più piccola e meno monumentale, e presenta un maestoso palazzo imperiale su un lato lungo, accompagnato da ricchi templi nelle restanti aree pubbliche. All’interno dell’antico palazzo reale, costruito nella seconda metà del XVII e riccamente decorato, è presente all’interno di una delle tre ali principali il museo cittadino.

Museo di Patan

Il Museo di Patan, ospitato nell’ala più a nord del palazzo reale, la Mani Keshab Narayan Chowk, fu un tempo il palazzo di Yoganarendra Malla, un famoso re del XVII secolo. Il sisma del 1934 ne compromise gravemente la struttura, e solo grazie a un progetto del 1982 co-finanziato dall’UNESCO, Nepal e Austria è stata possibile l’apertura delle sale a scopo espositivo. La collezione comprende più di 1.100 oggetti d’arte, dei quali 200 nella collezione permanente. Tra le opere esposte figurano importanti bronzi, sculture in pietra e intagli in legno, con il trono dorato dei Malla e numerose fotografie d’archivio. Gli oggetti esposti, sia induisti che buddhisti, non provengono dalla sola regione della valle di Kathmandu, ma anche da territorio esterni al Nepal, come ad esempio l’India, il Tibet e la regione dell’Himalaya. Di notevole interesse sono le tavole illustrate contenenti informazioni circa la spiritualità dei siti, la valenza degli oggetti artistico-religiosi e il significato delle pose assunte dalle innumerevoli figure rappresentate, tratte da un campionario estremamente ampio di culture (nella fattispecie buddhista, induista e tantrica) ben radicate nel territorio.

Un incentivo questo a visitare il paesaggio culturale del Nepal, che possiamo considerare vario quanto quello geografico. Un paese in costante mutamento, che lotta tra la salvaguardia della propria cultura e delle proprie tradizioni, e l’avvertita esigenza di uno sviluppo che possa sopperire all’esigua produzione alimentare e allo scarso peso politico che riveste in area asiatica.

 

Foto di ©Valerio Caporilli
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