Di Francesca Maria De Matteis

Passeggiamo senza fretta lungo la strada pedonale del porto di Copenaghen. Il sole è ormai tramontato, ma non è ancora buio: la notte si preannuncia limpida. Le eleganti luci dei lampioni si riflettono sull’acqua, donando all’ambiente un aspetto fiabesco. Il freddo congela le parole e colora di rosso le guance. Abbiamo lasciato da poco le biciclette, affittate grazie all’efficientissimo sistema di bike-sharing, e il sollievo alle gambe dopo una lunga pedalata si confonde con l’impazienza. Intorno a noi coppiette infreddolite e gruppetti di turisti provati dalla giornata, incedono tranquilli, anche se con fare risoluto. Un gruppetto di persone radunate a pochi metri di distanza da noi, attira la nostra attenzione. Ci avviciniamo e intravediamo tra i cappotti e i cappelli di chi è arrivato prima di noi l’oggetto della nostra ricerca.

Più in basso rispetto al ciglio della strada pedonale che siamo percorrendo, la Sirenetta, seduta sul suo sasso arrotondato, distoglie il viso dalla vista dei turisti. Colta nel momento della metamorfosi, da creatura del mare a umana, è possibile scorgere all’altezza dei polpacci tracce della coda. La statua pesa 175 kg, è alta 125 cm e il bronzo della figura contrasta con il bianco della pietra sul quale è seduta. Negli anni purtroppo, come molte altre opere sparse in giro per il mondo, anche questa ha subito atti vandalici più o meno motivati: dalla mutilazione alla decapitazione, dall’essere inondata di pittura rosa o celeste, fino al posizionamento di piccole cariche di dinamite alla sua base.

Affascinato dalla rappresentazione teatrale, sottoforma di balletto, della storia de La Sirenetta del celeberrimo scrittore Hans Christian Andersen, il figlio del fondatore di Carlsberg, Carl Jacobsen commissionò la realizzazione di una statua che la celebrasse. Era il 1909 e lo scultore Edvard Eriksen accettò l’incarico. Egli realizzò la statua utilizzando sua moglie Eline come modella. Il 23 agosto 1913 la Sirenetta veniva esposta pubblicamente all’ammirazione degli spettatori.

Molto spesso sminuita da turisti e curiosi, talvolta a causa della sua mole di gran lunga inferiore alle aspettative, altre per un affrettato giudizio estetico poco esperto, La Sirenetta del porto di Copenaghen, però, vanta numerose copie sparse in giro per il mondo.
Il nostro Paese ne mostra due imitazioni, entrambe situate in Sicilia: una sul lungomare di Giardini Naxos, posta su una fontana, dal 1962 osserva altezzosa turisti e passanti, e l’altra, a 18 metri di profondità, dentro l’area protetta del Plemmirio. Altre copie si trovano in California, Thailandia e Nuova Zelanda.

Chiacchierando con gente del posto, scopriamo che probabilmente, ben nascosta agli occhi dei curiosi, la città di Copenaghen nasconde una seconda Sirena. Forse tra i canali o dietro uno degli edifici che si affacciano sul mare, un’altra statuetta giace ignorata dai più. Durante il nostro viaggio non siamo riusciti a trovarla, ma c’è chi con insistenza assicura la sua esistenza.

Tangibile e ammirabile è, invece, il “sirenettodi Helsingor, a circa 45 km dalla capitale, realizzato dagli artisti Elmgreen e Dragset. Posizionato anche lui nel porto della piccola cittadina che ospita il Castello di Amleto, nel nord del Paese, ha lo sguardo rivolto verso la statua di Copenaghen. Si chiama Han, che in danese significa “Lui”. Noto come il fratello della sirenetta, probabilmente per evitare imbarazzi con la romantica favola di Andersen è, in realtà, un Principe, realizzato in acciaio Inox lucente e levigato.

Copyright: www.juzaphoto.com/Cappellinogae

Degno di menzione è anche il progetto, nato come invito alla riflessione e al porsi domande sulla società in cui viviamo, dell’artista Bjørn Nørgaard che prende il nome di “sirenetta geneticamente modificata”, e rientra nel gruppo di sculture più ampio, noto come “Il paradiso geneticamente modificato”.